sabato 7 dicembre 2013

Che cos'è la gelosia?

La gelosia, nell'uso terminologico corrente dell'intelligencija, è un vizio, o perlomeno un indubbio difetto morale, qualcosa di vergognoso e degno di derisione. L'intelligencija vede di solito alla base della gelosia la superbia, la vanagloria, l'egoismo, la diffidenza, la sospettosità, l'apprensione esagerata, insomma ogni sorta di deficienza e nessuna qualità positiva morale. Questa concezione della gelosia si radicò particolarmente nel secolo XVIII, il secolo dell'intelligencija rivoluzionaria per eccellenza, e Parigi, centro dell'intolleranza illuministico-razionalistica, si distinse nel condannare la gelosia. 
"L'orgoglio e la vanagloria rendono gelose tante persone quante l'amore", scrisse Boiste. "L'amore dei gelosi è simile all'odio", attesta Molière. "La gelosia deriva più dalla vanagloria che dall'amore", constata M.me de Stael. "Nella gelosia spesso c'è più egoismo che amore", nota La Rochefoucauld. "La gelosia volgare è diffidenza verso qualunque oggetto, la gelosia raffinata è diffidenza verso se stessi", giudica un tale. "I più gelosi di tutti gli amanti sono gli amanti della gloria", osserva Troullay. "Il geloso è un bambino che ha paura dei mostri nati nelle tenebre della sua immaginazione",  pensa Boiste. "Il geloso trascorre la vita nel cercare di scoprire un segreto che poi rovinerà la sua pace", nota Oxenstierna.

Secondo le idee correnti la gelosia è una escrescenza dannosa e deforme dell'amore, le sue cause sono estranee all'essenza dell'amore e perciò essa si reputa distinta dall'amore. Spinoza invece esamina lo stretto nesso che lega l'amore alla gelosia. Per lui la gelosia non è un socio casuale dell'amore ma un'ombra fedele che compare sullo schermo della vita dell'anima ogni volta che l'amore è illuminato dal tradimento dell'amoto. Più esattamente, sempre secondo Spinosa, la gelosia è l'equivalente indispensabile dell'amore, che nasce quando il rapporto volge al peggio. L'amore non scompare ma si trasforma in gelosia. Anche nell'anelisi di Spinosa è pensabile un amore senza gelosia, quando sussista una piena reciprocità e così la gelosia, benchè psicologicamente necessaria in determinate circostanze, è valutata negativamente, come animi fluctuatio, offuscamento della coscienza, passione sfrenata.
Per comprendere la vera natura della gelosia, bisogna connetterla ancora più strettamente all'amore, introdurla nel cuore stesso dell'amore, sottolineare il carattere personale dell'amore e così spiegare come la gelosia sia lo stesso amore nel suo "essere altro"; dobbiamo scoprire come la gelosia sia la condizione necessaria e l'aspetto inscindibile dell'amore, la condizione e il suo aspetto in quanto volto al dolore, in modo che chi desidera eliminare la gelosia elimina l'amore. Allo stesso modo nella brama esiste sempre l'odio con l'invidia.
Insomma, che cos'è la gelosia? E' uno dei momenti dell'amore, la base dell'amore, lo sfondo dell'amore, la tenebra originaria nella quale risplende il raggio dell'amore. L'amore è una scelta libera: tra molte persone, molti Io, sceglie con un atto di autonomia decisione interiore una persona e con lei allaccia un rapporto unico e di intimità spirituale. L'Io vuole vedere in questa persona comune una persona straordinaria, in questa persona grigia una persona briosa, in questa persona feriale una persona festiva. Essa sta nella folla ma l'Io la chiama e la introduce nella dimora ornata del proprio cuore, ne disegna l'effigie su uno sfondo d'oro zecchino. Essa è l'immagine dell'immagine di Dio, un'icona.
Sant'Isacco continua spiegando che la gelosia consta della paura di perdere il bene e dell'inclinazione a trattenerlo;  o dalla sicurezza di sè e dalla superbia, cioè da un rapporto non vivo e personale ma possessivo e carnale con il bene spirituale, quase fosse una cosa che si può mettere sotto chiave e possedere senza sentirla interiormente. 

Maria Grazia Fida
Pedagogista e scrittrice Università degli Studi di Parma
Emil: fida.pedagogista@virgilio.it